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domenica 4 aprile 2010

Pasqua nella Risurrezione del Signore

«Gesù le disse “Maria!”.

Ella si voltò e gli disse in ebraico “Rabbunì!” – che significa "Maestro!”». (Gv 20,16)





L’evangelista Giovanni conserva e consegna memoria personale del mattino di Pasqua che ha cambiato la storia degli uomini. È lui, il “discepolo che Gesù amava”, che insieme a Pietro, quando ancora è buio, è stato raggiunto da Maria di Magdala, la prima a recarsi al luogo della sepoltura di Gesù, dopo il venerdì della crocifissione e il sabato in cui la legge impone l’astensione da ogni attività. Maria spaventata riferisce che la pietra del sepolcro è stata rimossa e il corpo di Gesù non c’è più. Corrono, l’apostolo più anziano ed il più giovane, percossi dal sospetto che qualcuno abbia voluto far sparire persino il cadavere del Maestro crocifisso: e se ne tornano a casa sgomenti (Gv 20,1-10). Maria no. Dall’esterno, si china in lacrime a guardare l’antro vuoto in cui prima di lei Pietro e Giovanni hanno visto solo i teli piegati e il sudario deposti in un angolo, ed è a lei che appaiono due angeli. Mentre dà loro conto del suo smarrimento, Gesù stesso alle sue spalle le chiede “Perché piangi?”. Mentre risponde accorata, senza riconoscerlo, Gesù la chiama per nome e lei, trasecolando, ne ricorda il timbro inconfondibile e voltandosi lo saluta ad occhi spalancati, con il titolo con cui l’ha spesso chiamato da vivo, “Rabbunì”, più solenne ancora del semplice “Rabbi”. Maria non ha più domande da fare: al suo Signore e Maestro, vivo, riconosce fiducia totale. Negli occhi stupefatti e adoranti di Maria, c’è tutta intera la prima rivelazione della Pasqua, la certezza – sconvolgente! – che la vita del Giusto affidata alle mani di Dio attraversa anche la morte.



Preghiamo



La destra del Signore si è innalzata,

la destra del Signore ha fatto prodezze.

Non morirò,

ma resterò in vita e annuncerò le opere del Signore.(dal salmo 117)

sabato 3 aprile 2010

Triduo pasquale - Sabato Santo

Oggi sulla terra c’è gran silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme:la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione. Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. E preso Adamo per mano lo scosse dicendo:”Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà. Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la natura di servo. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che ricevetti per te, guarda sulle mie guance gli schiaffi sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta. Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Sorgi, allontaniamoci di qui. E’ preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli”.












Preghiamo





Ho sperato: ho sperato nel Signore


ed egli su di me si è chinato,


ha dato ascolto al mio grido.


Mi ha tratto dalla fossa della morte.


dal Salmo 39(40)

giovedì 1 aprile 2010

Triduo pasquale - Venerdi Santo: Passione del Signore

Pilato consegnò Gesù perché fosse crocifisso. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:”Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. (Mt.27,26b.45-46.50)






Oggi Gesù muore in croce. Poteva sottrarsi a questa fine dolorosissima e ignobile, e non la ricusa. Si lascia processare da un funzionario romano, Pilato, subisce un’onta ancora più grave quando a Lui, l’innocente che aveva fatto solo del bene, viene preferito il bandito Barabba e la folla ne chiede la liberazione. Flagellato, schernito e percosso dai soldati deve salire al Calvario portando la croce.


Crocifisso in mezzo a due ladroni subisce la provocazione dei passanti che lo sfidano a scendere, se davvero è il Figlio di Dio. Lui che poteva farlo, rimane sino alla consumazione del suo sacrificio. Con un grido spirò. Ed è l’inizio della nostra redenzione, accompagnata da segni: la terra trema e si spacca, i morti risuscitano. Ciò fa dire al centurione:”Davvero costui era Figlio di Dio”.


Davanti alla Croce, sia possibile anche a noi affermare:


”Tu che sei morto per me, sei il mio Dio e ti adoro”.






Preghiamo




“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”:


sono le parole del mio lamento.


In te hanno sperato i nostri padri e tu li hai salvati.


E io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza.dal Salmo 21(22)

Triduo pasquale - Giovedi Santo: Cena del Signore

Mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e disse:


”Prendete e mangiate: questo è il mio corpo”.


Poi prese il calice dicendo:


”Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.” (Mt.26,26-28)




Gli ultimi giorni di Gesù iniziano con la cena pasquale coi discepoli, in cui inserisce l’istituzione dell’Eucaristia. Il rituale ebraico che ricordava l’uscita dall’Egitto, diventa così il memoriale del corpo dato e del sangue versato sul Calvario, alleanza perenne, segno supremo del suo amore per tutti noi. Tesoro che la Chiesa celebra, custodisce e adora. Questo momento conviviale, turbato dall’annuncio esplicito del traditore, è solo una parentesi. Si susseguono poi gli avvenimenti tragici dell’agonia nel Getsemani, la cattura, la condanna a morte e il rinnegamento di Pietro. Prove dolorosissime da schiantare anche un animo forte. Gesù ha trovato la forza nella preghiera prolungata e accorata al Padre. In Lui si rifugia, a Lui chiede aiuto e sostegno manifestandogli la sua angoscia e paura. E il Padre risponde donandogli la forza di accettare la Croce. Ricordiamocene nelle nostre difficoltà.



Preghiamo


Dio ascolta la mia preghiera,

poiché i prepotenti insidiano la mia vita.

Il Signore mi sostiene, da ogni angoscia mi hai liberato,

di tutto cuore ti offrirò un sacrificio,

loderò il tuo nome. dal Salmo 53(54)

mercoledì 31 marzo 2010

Mercoledi della Settimana Autentica

Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse:

”Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?”.

E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.

Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.(Mt.26,14-16)




Giuda ha vissuto tre anni d’amicizia col Signore Gesù, condiviso gioie e fatiche, visto miracoli, ha sperimentato la vicinanza del Dio-amore. Eppure decide, non solo di andarsene, ma di ricambiare col male il bene ricevuto. Per trenta monete d’argento, il prezzo di uno schiavo, tradisce il Maestro.

Perché?

La risposta la conosce il Signore che scruta le profondità del cuore umano. Noi possiamo solo costatare che i tradimenti ci sono ancora oggi, in famiglia, tra colleghi di lavoro e amici. Guardiamo pure sgomenti e scandalizzati al gesto di Giuda, ma vigiliamo perché non capiti anche a noi, nel nostro piccolo, nei confronti del prossimo, ma anche verso Dio. La nostra vita è sempre coerente col Vangelo?

Affidiamoci perciò alla misericordia di Dio che tutto, veramente tutto, sa comprendere e perdonare. Eviteremo la brutta fine di Giuda, che forse non aveva compreso quanto era amato dal Signore.




Preghiamo


Se fosse insorto contro di me un avversario,

da lui mi sarei nascosto.

Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente;

ci legava una dolce amicizia.


dal Salmo 54 (55)

martedì 30 marzo 2010

Martedi della Settimana Autentica

Gesù disse ai suoi discepoli:

“Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso”.

Allora i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio per catturare Gesù con un inganno e farlo morire. (Mt.26,2-3a.4)




Gesù rivela ai suoi che tra due giorni, in coincidenza della Pasqua ebraica, sarà consegnato per essere crocifisso. Matteo non riporta alcuna reazione dei discepoli. Non hanno capito, creduto o che altro? Questa mancanza di reazione sconcerta. Forse lo sgomento ha lasciato muta anche la penna dell’evangelista, oppure vuol fissare la nostra attenzione sulla figura di Gesù che con lucida consapevolezza e padronanza di sé e della situazione, va incontro alla Passione.

A questo atteggiamento di Gesù si contrappone quello dei capi dei sacerdoti e degli anziani. Sembra di vederli, devono essere concitati perché nel racconto si percepisce la loro determinazione a concludere in fretta la faccenda, e la fretta è cattiva consigliera.

Che beffa poi se sapessero che tramano inganni per catturare uno che invece sa cosa l’aspetta e non fugge, non lo evita, ma lo accetta.

E’ Lui il padrone della storia, non loro.



Preghiamo


Proteggimi, o Dio, dalla congiura degli empi.

Affilano la loro lingua come spada,

scagliano come frecce parole amare

per colpire di nascosto l’innocente.


dal Salmo 63(64)

lunedì 29 marzo 2010

Lunedi della Settimana Autentica

"Gesù diceva ai suoi discepoli:“State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo”. (Lc.21,34a.36)









La settimana più importante dell’anno liturgico, si apre con l’invito di Gesù alla vigilanza.


Ci invita a stare attenti, desti, senza lasciarsi assorbire non solo dai vizi, ma anche dalle preoccupazioni che la vita stessa ci offre.


Mente e cuore devono essere liberi e pronti a cogliere ciò che avviene e avverrà sotto i nostri occhi.


Per arrivare a questo occorre fissarci nella preghiera, in un colloquio intimo e incessante col Dio che per amore si è incarnato e sta per chiudere la sua vita terrena con la morte in croce.


Silenzio adorante di tutto noi stessi per cogliere la profondità dell’amore e rispondervi.


Se avremo intensamente meditato e compreso, per quanto ci è possibile, il mistero del suo amore per noi, potremo a nostra volta amare e nel giorno del giudizio conosceremo la gioia dell’incontro col Figlio dell’uomo.

Preghiamo

L’anima mia attende il Signore

più che le sentinelle l’aurora,

perché presso il Signore è la misericordia

è grande presso di lui la redenzione. dal Salmo 129(130).



_____________Ave Maria___________

_____________Ave Maria___________
Questa preghiera è dedicata a ... ... ...

__SOSTEGNO DI CHI E' MALATO!__

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.

Amen.