venerdì 22 maggio 2009

BUONE NUOVE.............

E' proprio un periodo strano ... ... ...
Dopo la giornata di ieri un po' tribolata (ho rotto anche gli occhiali!) nella serata e sta mattina sono giunte due bellissime notizie!!!!!!!!!!
Notizie che ti mettono un senso di grande gioia, e un sentimento di gratitudine nei confronti del Padre che nelle prove ci da la forza di reagire il coraggio di non fermarsi di non abbattersi e di andare avanti!





Grazie Maria,
ti ho invocato!
so che io non ho nessuno merito!
ma il mio cuore TI RINGRAZIA ... ...
sono pieno di gioia per il tuo amore materno!

Ti dono le mie sofferenze, le mie preoccupazioni
trasformale in microscopiche briciole della Croce di tuo figlio
affinchè diventino atti di amore!

Grazie o mamma mia!
avvolgimi del tuo abbraccio amorevole ... ...
guidami ad incontrare Gesù ... ...

Amen





PS.: Grazie anonimo maratoneta ... ... sta mattina ho corso!

giovedì 21 maggio 2009

NESSUNA NOVITA'

Sono rientrato da poco dalla visita al San Raffaele e l'umore non è dei migliori ... ...


ho appena fatto l'eco doppler transcranico per verificare la chiusura del forame ovale pervio, l'esito come nelle precedenti puntate è positivo! quindi nessuna buona novità, tutto come prima. Va be' settimana prossima continuano gli altri esami e visite e poi chiederemo un parere al cardiochirurgo che mi ha operato.


La stefy mi ha regalato una bella fotografia fatta in gita a Genova! è un bellissimo papavero, ne troviamo tantissimi sparsi per le nostre campagne. L'originalità di questo fiore è che non puoi coglierlo; infatti non riesce a sopravvivere strappato dalla terra ... ... ... ...







mercoledì 20 maggio 2009

LA QUOTIDIANITA'

Non pensare che basti il rinnovamento della vita avvenuto una volta per tutte. Continuamente, ogni giorno bisogna rinnovare la stessa novità. (Origene)



Quasi duemila anni fa Origene 185 / 253 filosofo teologo e Padre della Chiesa ci lasciava questo insegnamento così attuale! oggi a questa nostra disposizione diamo il nome di quotidianità!

La condizione di Cristiano adulto deve fare questo cambiamento radicale, deve tendere a questa diversa concezione del proprio cammino di fede.

Tale cammino parte sicuramente e si è generato da un incontro, da un avvenimento che ti ha cambiato la vita ... ... ti ha messo di fronte a Cristo amore eterno!

Ma la nostra tensione deve ogni istante tendere al rinnovamento, perchè di fronte all'incontro (avvenimento che noi non abbiamo voluto) deve seguire una nostra personale volontà di aderire a questa chiamata!

Gli strumenti che ci aiutano sono la costanza, la perseveranza, la vigilanza, la coerenza e una certa capacità critica. Il cristiano adulto è una persona che non è mai arrivata, è sempre alla ricerca, in cammino; consapevole delle proprie potenzialità ma anche delle debolezza, delle cadute.

Ma Cristo viene incontro a noi e alla nostra misera povertà e ci dona con l' Eucarestia e la Riconciliazione "la novità".



Affidiamo la nostra vita a Maria colei che per tutta la Sua vita ha confermato e rinnovato il suo "SI" al disegno di Dio!





O Maria,


ti affido la mia povera vita.

Le mie tribolazioni, le preoccupazioni

le mie gioie e i miei piccoli dolori ... ...



Ti affido i dolori di coloro che vivono la sofferenza della malattia

l' angoscia di coloro che si sento traditi come Gesù!

la disperazione di chi prova il sordo dolore della morte.



Aiutali tu che si madre ...

Sostienili mamma nostra ...

guida i loro passi incerti confusi e amareggiati.




Amen

venerdì 15 maggio 2009

IL VASO DI MAIONESE E I DUE BICCHIERI DI VINO

E' proprio un periodo strano e difficile! un periodo di ... ... ... di quei periodi che la testa non riesce a viaggiare con il resto del corpo! capita! oggi pomeriggio ho ricevuto da Massimo e pubblico un bellissimo raccontino. Buon fine settimana!


Il vaso di maionese e i due bicchieri di vino

Quando ti sembra di avere troppe cose da gestire nella vita, quando 24 ore in un giorno non sono abbastanza, ricordati del vaso della Maionese e dei due bicchieri di vino...

Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti alcuni oggetti. Quando la classe incominciò a zittirsi, prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf.Chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e costoro risposero che lo era. Il professore allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel barattolo di maionese. Lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti, tra le palline da golf.Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era. Il professore prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò, aggiungendola nel barattolo; ovviamente la sabbia si sparse ovunque all'interno.Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime 'si'. Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e aggiunse il loro intero contenuto nel barattolo, andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia. Gli studenti risero.'Ora', disse il professore non appena la risata si fu placata, 'voglio che consideriate questo barattolo come la vostra Vita. Le palle da golf sono le cose importanti: la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre Passioni; le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena. I sassolini sono le altre cose che hanno importanza, come il vostro lavoro, la casa, la macchina... La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima, non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf. Lo stesso vale per la vita: se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose, non avrete più spazio per le cose che sono importanti per voi. Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità: giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia ed i genitori fin che ci sono; portate il vostro compagno/a fuori a cena... E non solo nelle occasioni importanti!Dedicatevi a ciò che amate e alle passioni, tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti. Prendetevi cura per prima cosa delle palle da golf, le cose che contano davvero.Fissate le priorità... Il resto è solo Sabbia.Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise: 'Sono felice che tu l'abbia chiesto.' Serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita: ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico.’

venerdì 8 maggio 2009

Madonna del Rosario di Pompei


Madonna del Rosario di Pompei
8 maggio (7 ottobre)
La Madonna del Rosario ha un culto molto antico, risale all’epoca dell’istituzione dei domenicani (XIII secolo), i quali ne furono i maggiori propagatori. La devozione della recita del rosario, chiamato anche salterio, ebbe larga diffusione per la facilità con cui si poteva pregare; fu chiamato il vangelo dei poveri, che in massima parte non sapevano leggere, perché faceva in modo di poter pregare e nello stesso tempo meditare i misteri cristiani senza la necessità di leggere su un testo. I misteri contemplati nella recita del rosario sono quindici, cinque gaudiosi, cinque dolorosi, cinque gloriosi.
A questi nel 2002 Papa Giovanni Paolo II ha aggiunto i cinque misteri della Luce, che fanno meditare su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica di Gesù Cristo.Alla protezione della Vergine del S. Rosario, fu attribuita la vittoria della flotta cristiana sui turchi musulmani, avvenuta a Lepanto nel 1571. A seguito di ciò il papa s. Pio V (1504-1572), istituì dal 1572 la festa del S. Rosario, alla prima domenica di ottobre, che poi dal 1913 è stata spostata al 7 ottobre.
Il culto per il s. Rosario ebbe un’ulteriore diffusione dopo le apparizioni di Lourdes del 1858, dove la Vergine raccomandò la pratica di questa devozione. La Madonna del Rosario, ebbe nei secoli una vasta gamma di raffigurazioni artistiche, quadri, affreschi, statue, di solito seduta in trono con il Bambino in braccio, in atto di mostrare o dare la corona del rosario; la più conosciuta è quella in cui la corona viene data a s. Caterina da Siena e a s. Domenico di Guzman, inginocchiati ai lati del trono. Ed è uno di questi quadri che ha dato vita alla devozione tutta mariana di Pompei; a questo punto bisogna parlare dell’iniziatore di questo culto, il beato Bartolo Longo. L’avvocato Bartolo Longo nacque a Latiano (Brindisi) il 10 febbraio 1841, di temperamento esuberante, da giovane si dedicò al ballo, alla scherma e alla musica; intraprese gli studi superiori in forma privata a Lecce; dopo l’Unità d’Italia, nel 1863, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza nell’Università di Napoli. Fu conquistato dallo spirito anticlericale che in quegli anni dominava nell’Ateneo napoletano, al punto da partecipare a manifestazioni contro il clero e il papa. Dubbioso sulla religione, si lasciò attrarre dallo spiritismo, allora molto praticato a Napoli, fino a diventarne un celebrante dei riti. In seguito, ebbe contatti con il dotto domenicano padre Radente, che con i suoi consigli e la sua dottrina, lo ricondusse alla fede cattolica e alle pratiche religiose. Intanto il 12 dicembre 1864 si era laureato in Diritto, ritornò al paese natío e prese a dedicarsi ad una vita piena di carità e opere assistenziali; rinunziò al matrimonio, ricordando le parole del venerabile Emanuele Ribera redentorista: “Il Signore vuole da te grandi cose, sei destinato a compiere un’alta missione”. Superati gli indugi, abbandonò la professione di avvocato, facendo voto di castità e ritornò a Napoli per dedicarsi in un campo più vasto alle opere di beneficenza; qui incontrò il beato padre Ludovico da Casoria e la beata Caterina Volpicelli, due figure eminenti della santità cattolica dell’800 napoletano, i quali lo consigliarono e indirizzarono ad una santa amicizia con la contessa Marianna De Fusco. Da qui, il beato Bartolo Longo ebbe una svolta decisiva per la sua vita; divenne compagno inseparabile nelle opere caritatevoli, della contessa che era vedova, inoltre divenne istitutore dei suoi figli e amministratore dei beni. La loro convivenza diede adito a parecchi pettegolezzi, pur avendo il beneplacito dell’arcivescovo di Napoli cardinale Sanfelice; alla fine decisero di sposarsi nell’aprile 1885, con il proposito però di vivere come buoni amici, in amore fraterno, come avevano fatto fino allora. La contessa De Fusco era proprietaria di terreni ed abitazioni nel territorio di Pompei e Bartolo Longo come amministratore si recava spesso nella Valle; vedendo l’ignoranza religiosa in cui vivevano i contadini sparsi nelle campagne, prese ad insegnare loro il catechismo, a pregare e specialmente a recitare il rosario. Una pia suora Maria Concetta de Litala, gli donò una vecchia tela raffigurante la Madonna del Rosario, molto rovinata; restauratala alla meglio, Bartolo Longo decise di portarla nella Valle di Pompei e lui stesso racconta, che nel tratto finale, poggiò il quadro per trasportarlo, su un carro, che faceva la spola dalla periferia della città alla campagna, trasportando letame, che allora veniva usato come concime nei campi. Il 13 febbraio 1876, il quadro venne esposto nella piccola chiesetta parrocchiale, da quel giorno la Madonna elargì con abbondanza grazie e miracoli; la folla di pellegrini e devoti aumentò a tal punto che si rendeva necessario costruire una chiesa più grande. Bartolo Longo su consiglio anche del vescovo di Nola, Formisano che era l’Ordinario del luogo, iniziò il 9 maggio 1876 la costruzione del tempio che terminò nel 1887. Il quadro della Madonna, dopo essere stato opportunamente restaurato, venne sistemato su un trono splendido; l’immagine poi verrà anche incoronata con un diadema d’oro, ornato da più di 700 pietre preziose, benedetto da papa Leone XIII. La costruzione venne finanziata da innumerevoli offerte di denaro, proveniente dalle tante Associazioni del Rosario, sparse in tutta Italia, in breve divenne centro di grande spiritualità come lo è tuttora, fu elevata al grado di Santuario, centro del sacramento della confessione di milioni di fedeli, che si accostano alla Santa Comunione tutto l’anno. Il beato Bartolo Longo istituì per le opere sociali, un orfanotrofio femminile, affidandone la cura alle suore Domenicane Figlie del Rosario di Pompei, da lui fondate; ancora fondò l’Istituto dei Figli dei Carcerati in controtendenza alle teorie di Lombroso, secondo cui i figli dei criminali sono per istinto destinati a delinquere; chiamò a dirigerli i Fratelli delle Scuole Cristiane. Fondò nel 1884 il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei” che ancora oggi si stampa in centinaia di migliaia di copie, diffuse in tutto il mondo; la stampa era affidata alla tipografia da lui fondata per dare un’avvenire ai suoi orfanelli; altre opere annesse sono asili, scuole, ospizi per anziani, ospedale, laboratori, casa del pellegrino. Il santuario fu ampliato nel 1933-39, con la costruzione di un massiccio campanile alto 80 metri, un poco isolato dal tempio, Nel 1893 Bartolo Longo offrì a papa Leone XIII la proprietà del santuario con tutte le opere pompeiane, qualche anno più tardi rinunziò anche all’amministrazione che il papa gli aveva lasciato; l’interno è a croce latina, tutta lavorata in marmo, ori, mosaici dorati, quadri ottocenteschi, con immensa cripta, il trono circondato da colonne, sulla crociera vi è l’enorme cupola di 57 metri tutta affrescata. Il fondatore, morì il 5 ottobre del 1926 e come da suo desiderio fu sepolto nella cripta, in cui riposa anche la contessa De Fusco. Aveva trovato una zona paludosa e malsana, a causa dello straripamento del vicino fiume Sarno, abbandonata praticamente dal 1659. Alla sua morte lasciò una città ripopolata, salubre, tutta ruotante attorno al Santuario e alle sue numerose opere, a cui poi si affiancò il turismo per i ritrovati scavi della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio. È sua l’iniziativa della supplica, da lui compilata, alla Madonna del Rosario di Pompei che si recita solennemente e con gran concorso di fedeli, l’8 maggio e la prima domenica di ottobre. Bartolo Longo è stato beatificato il 26 ottobre 1980 da papa Giovanni Paolo II. Il santuario è basilica pontificia e come Loreto è sede di un vescovo (prelatura) con giurisdizione su Pompei.

giovedì 7 maggio 2009

ABBOTT'S WAY 2009

LA GARA.

The Abbots Way Ultra Trail 2009 -
2 & 3 Maggio 2009 5900 dislivello + 125 km

Da Pontremoli a Bobbio con tappa a Bardi. Due giorni che ti porteranno a correre sull’Appennino Tosco-Emiliano. Per scoprire se stessi e un mondo fatto di sentieri e borghi medievali, sulle tracce degli abati irlandesi che seguirono queste strade 1400 anni fa. Tutto in 125 chilometri......di leggenda!
Riporto di seguito il racconto scritto dal Marco reduce da questa ennesima sfacchinata! lascio a chi legge il giudizio sulla bellezza di questo racconto che intervalla in corsivo brani tratti da "Il Maestro di Castelseprio" un racconto di Raffaele Asni.
ABBOTT’S WAY 2009

Bobbio, venerdì 1 maggio 2009.

Al ritrovo nella piazza principale di Bobbio, in attesa della navetta che ci porterà a Pontremoli, si incrociano visi noti, facce meno note ma subito identificate come trailer dal bagaglio e dalle chiacchiere che si rincorrono in questo tranquillo pomeriggio segnato dal primo vero caldo della stagione. SI sale sul pullman, si prende posto e lentamente ci si lascia cullare dalle 2 ore di viaggio che ci condurranno a Pontremoli.
Per la festa di San Michele, ogni famiglia di contadini doveva portare un terzo del raccolto sullo spiazzo davanti alla chiesa del borgo. Di buon mattino, il preposto benediva con l’acqua del sacro fonte, i sacchi di orzo e di miglio, le ceste colme di frutta e ortaggi, le capre, il pollame e i maiali. Poi i servi del gastaldo Valperto caricavano tutto sui carri e partivano verso meridione per raggiungere Papia e Mediolanum.
Pontremoli, 1 maggio 2009

L’accoglienza e il ritiro dei pettorali sono al castello del Piagnaro, una rocca del 1200/1300 che sorge nella parte alta del paese. Per molti di noi quest sarà anche il luogo dove dormiremo, in comode stanzette ricavate da ambienti del castello, con il suo alone di mistero e la classica leggenda della principessa che di notte si aggira per i corridoi. In serata poi la presentazione del percorso al teatro di Pontremoli, una vera chicca, un piccolo gioiellino a bomboniera con tanto di palchi e sedie di velluto rosso, dove faremo conoscenza con Helyos, Armando e tutti gli splendidi organizzatori della corsa.
Anche gli arimanni delle antiche fare, che abitavano le sale di pietra e possedevano rustici e bestie in gran numero, erano molto devoti a San Michele e salivano al monte per far benedire le spade, le lance, gli scudi e le corazze con cui prestavano servizio nell’esercito del re. Con un grande banchetto sul prato intorno al santuario, si celebrava la fine dell’estate e ci si preparava alle notti lunghe e ai giorni brevi dell’autunno, alle fatiche della vanga e dell’aratro, prima che freddo e neve scendessero a coprire il mondo.

Sabato 2 maggio, Pontremoli ore 7.30

Siamo tutti schierati nel cortile principal del castello, visi tesi, la tensione della gara sui volti di parecchi, i tipici gesti scaramantici: scarpette da legare due o tre volte, zaino da sistemare, la maglietta che porta fortuna, la bandana della gara lunga, poi il fischio di partenza e via, oltre 160 trailer partono sparati come a una mezza maratona, ignorando i km che di li a qualche ora chiederanno il loro dazio di sudore e fatica, crampi e sofferenza. In breve si esce dal centro abitato e si sale per i vecchi sentieri che i pellegrini in viaggio da Bobbio a Roma hanno percorso centinaia di anni prima di noi.

Fu all’alba della vigilia di San Michele che i due figli dell’aldio Venanzio scesero il ripido sentiero, alle spalle del borgo, per inoltrarsi dove la boscaglia è più fitta. I due giovinetti si intrufolarono in mezzo ai rovi, a caccia di un porcellino da arrostire sullo spiedo il giorno seguente.Germano e Fortunato raggiunsero l’argine del fiume, strisciando nell’erba alta.

I sentieri si inerpicano, la temperatura sale, il primo ristoro è una manna , con due simpaticissime signore che insistono a farti assaggiare il miele locale di castagno su fette di pane con le noci. Come deluderle. Poi via ancora, i nomi si susseguono, si arriva a quella perla che è il lago Verde, le cui acque offrono davvero quel colore incastonate in una valletta verdissima, e lì a pochi passi le cascate del Farfarà. Ma il grosso della truppa si perde dietro al cronometro e allora via, giù di corsa verso Borgotaro, incrociando piccoli nuclei di case diroccate, abbandonate, su sentieri che i rovi ormai da tempo contendono con successo alla mano dell’uomo.

Percepirono entrambi un lamento, che lasciava intuire la presenza di un essere dietro un arbusto spinoso: lì giaceva un uomo, avvolto in un logoro mantello di canapa. Aveva gli occhi chiusi e sembrava svenuto. Imbrattato di fango dalla testa ai piedi, il volto coperto da una barba ispida, incuteva un certo timore.

Il primo pomeriggio con il suo calore abbraccia un po’ tutti i concorrenti. E qui la fatica, una salita lunga oltre 17 km, l’eccessivo entusiasmo iniziale chiedono il conto. E lungo il sentiero come grani di rosario incontro trailer stanchi e seduti, qualcuno con problemi di stomaco, un paio di storte, diversi in preda a crisi di disidratazione. Noi pellegrini moderni con il nostro bagaglio tecnologico ancora non riusciamo a capire che di carne e sangue siamo sempre fatti. Chiediamo a volte oltre il nostro limite senza ascoltare la parte di materia che ci lega alla terra.

L’uomo era ancora incosciente. Sotto il mantello fradicio c’era una grossa bisaccia di cuoio. Aveva il polso destro fasciato da una benda sudicia e insanguinata. La ferita doveva essere profonda e, a giudicare dal pallore del viso e dai brividi che ne scuotevano il corpo, il forestiero doveva avere la febbre alta, però non sembrava ammalato di lebbra o di qualche altro morbo contagioso.

La sera a Bardi sembra un po’ una Caporetto. Diversi concorrenti ancora in crisi dopo la dura giornata, la stanchezza sulle facce di molti, la riuncia sulla bocca di qualcuno. Dopo cena ci accompagnano a diversi alberghetti sparsi nelle frazioni intorno a Bardi e dopo pochi minuti le varie camere spengono i loro rumori stanche, alcune soddisfatte, altre con l’amarezza di una rinuncia.

L’uomo fu condotto a casa di Venanzio, il padre dei due giovanetti e subito fu chiamata la vecchia Gerperta che, con le sue mani nodose tastò il collo e la fronte dell’uomo, tolse la benda dalla ferita purulenta e cominciò a trafficare dentro la sacca, biascicando parole incomprensibili nella lingua dei suoi antenati. Senza esitare un istante, Gerperta posò sulla piaga infetta il ferro incandescente, pronunciando più volte la formula arcana: «Ben zi bena, bluot zi bluoda, lid zi geliden, sose gelimida sin.» «Se la febbre sparisce, vivrà, altrimenti Hel se lo porterà via la prossima notte,» dichiarò la vecchia spalmando l’unguento sull’ustione.

Bardi 2 maggio 2009
Un altro castello fa da cornice alla partenza del secondo giorno. Siamo di meno, la notte per qualcuno è stata clemente e lo troviamo alla partenza, per altri ha dato il colpo di grazia e con sguardo mesto ci guardano da un angolo della piazza. Poi via, primi km di asfalto, poi ancora sentieri, rovi, vecchi viottoli che riesce difficile immaginare al buio, senza guida o frecce come abbiamo noi, fango nel sottobosco, bivi che appaiono e scompaiono senza rivelare la giusta via.
I concorrenti si sgranano, facile camminare per lungo tempo senza incontrare nessuno. Solo ai posti di ristoro ci si raduna, si sente che siamo entrati in una regione più “sapida”: prosciutto, salame, coppa, torte salate e crostate abbondano al primo ristoro e…paradossalmente facilitano altri ritiri.


Dopo un paio d’ore l’uomo cominciò ad agitarsi nel sonno. Dalle sue labbra uscirono suoni sconnessi, diversi dai gemiti flebili di prima. Erano parole, segnali inequivocabili che lo sventurato stava tornando tra i vivi. «Come ti chiami?» domandò Cassiano, il diacono che era stato chiamato a bendire l’uomo, appena si rese conto che il forestiero era in grado di comunicare.«Theophanes di Bisanzio…» rispose l’uomo con un filo di voce. «I miei colori… dov’è la sacca con i colori?» chiese ansioso.
Con voce tenue continuo”… «Dopo la fuga, mi sono imbarcato su una nave di mercanti diretta a Ravenna, ma come ho messo piede sul suolo italico, sono stato arrestato dalle guardie dell’Esarca Eutichio, che si è rivelato iconoclasta ancora più accanito del basileus Leone. Mi hanno risparmiato la vita e condannato al taglio della mano destra, in modo che non potessi più dipingere. Al momento dell’esecuzione ho invocato la Vergine, che non mi facesse morire dissanguato tra atroci dolori, e la Madre di Dio deve avere ascoltato la mia supplica, perché nel preciso istante in cui il boia calava la lama sul mio polso, è scoppiato un violento nubifragio e un fulmine è caduto nel cortile della prigione, a un passo dal carnefice, che è stato leggermente colpito e non ha potuto compiere perfettamente l’atroce dovere. Sono stato rimesso in libertà, alla condizione di andarmene per sempre dalla Pentapoli e da tutti i territori dell’Impero. Così ho viaggiato per giorni e notti, con la ferita al polso, sempre più dolorosa, tormentato dalla fame e dalla febbre. Ho seguito il corso di un grande fiume, ho chiesto qua e là un pezzo di pane ai contadini o ai cacciatori che incontravo, ma ero terrorizzato e non riuscivo a farmi capire da nessuno. Alla fine mi sono perso vagando in mezzo a boschi impervi e brughiere selvagge, in preda al delirio della febbre, sempre più alta, e giunto accanto a un fosso, le gambe hanno ceduto e ho abbandonato il mio corpo sul terreno erboso, in attesa della morte.»

Su ancora, su, sempre più su, nel secondo pomeriggio del secondo giorno, con il caldo il sole “che strozza la gola alle rane” come cantano Dalla/Guccini/Morandi, con le gambe che si trascinano e la mente che a malapena registra i nomi dei luoghi: Groppallo, Farini, Vigonzano, Sella dei Generali.
E poi giù, discese scoscese, sentieri in ombra, gli onnipresenti rovi, qualche fontana a cui bagnare la fronte e il cappello, gruppetti di case che ci si chiede come possano essere ancora abitate, ma lo sono come testimoniamo le due galline , un vecchio trattore, uno stendi panni con vecchie tovaglie a quadrettoni, un anziano con il gilet di lana e gli stivali che traffica nell’orto, perso in un tempo e in un ritmo che noi moderni pellegrini abbiamo scordato. E allara al diavolo, rallento, mi fermo, chiacchiero. Scopro che quel paese orami è disabitato, che Bardi una volta faceva 5000 anime e ora arriva a 1500/2000. Che la vecchia scuola elementare è in crisi per i pochi bambini. Che adesso nelle stalle ci vanno solo gli indiani dell’India che sono i soli ad avere la voglia di curare ancora “le bestie” come dicono qui. Mi fermo un attimo vicino a una vecchia chiesetta in rovina, solo un attimo gioco a fare il pellegrino, la sosta, una preghiera, poi ritorno alla modernità e riparto.

Appena la mia mano sarà di nuovo in grado di lavorare, vorrei poter ringraziare Dio di avermi salvato, con l’unico mezzo che ho per farlo: la pittura,» affermò Theophanes. «Potrei dipingere la chiesa di San Giovanni dove custodite la reliquia…»«A dire il vero, ci sarebbe una piccola chiesa, qui fuori dal borgo,» disse Cassiano, «sulla collina dove le pertiche con le colombe ricordano coloro che sono morti lontano da casa, secondo l’uso antico degli arimanni. È solo una piccola cappella, dalle pareti spoglie, ma vorrei dedicarla alla Santa Vergine e ogni anno celebrare la festa dell’Incarnazione del Cristo, affinché il nostro popolo comprenda la vera fede e non cada mai nelle sacrileghe dottrine di Ario ...» «Alla luce dell’alba, salirò sulla collina e porterò con me i colori che ho conservato nella mia bisaccia, l’ocra rosata del Sinai, la polvere di blu egizio, la porpora…» annunciò Theophanes, dopo aver bevuto un sorso di latte appena munto dalla ciotola che gli porse Faustina. «Quando sono fuggito da Costantinopoli, stavo dipingendo la vita della Theotokos, ma non ho potuto terminare la mia opera. Forse è qui, tra questa gente, che la presenza della Madre di Dio, ora è più viva, più necessaria… dunque esaudirò la tua richiesta, diacono Cassiano, dipingerò l’abside di questa piccola chiesa dedicata a Santa Maria, fuori dalle porte del borgo.»

Ultima discesa, Bobbio dall’alto, il vecchio borgo, il ponte di pietra “gobbo” per la sua arcata particolare. E’ l’arrivo, la gioia di aver finito, la maledizione che ti fa dire anche stavolta basta, basta trail, piedi che fanno male, ginocchia che urlano, schiena a pezzi, bocca arsa. Basta….per oggi. Domani si vedrà, chissà, forse. Per Aspera ad Astra, l’Abbott’s Way 2009 non poteva scegliere slogan migliore.
Marco Civardi

lunedì 4 maggio 2009

RADIORA 2009 3/5/2009

Cos’è Radiora? Una rassegna canora? Un’emittente radiofonica su fm 102.45?
Invece niente di tutto ciò questo è il raduno cittadino di tutti gli oratori delle sette chiese della città di San Giuliano ed è la seconda edizione!
Nell’ottica di una pastorale cittadina l’anno scorso è nata questa bellissima iniziativa; radunare a turno presso ogni oratorio tutte le comunità e vivere una giornata insieme!
Il tempo nelle previsioni è stato veramente eccezionale, forse un po’ caldo!
La nuova struttura della parrocchia di Zivido è veramente pensata per questi avvenimenti e il tutto condito da un’organizzazione perfetta che ha reso la giornata indimenticabile.
E’ importante promuovere iniziative atte a dare un respiro più ampio alla vita comunitaria!
Accoglienza, disponibilità, apertura agli altri, voglia di stare insieme, rispetto, semplicità ecc. ecc. sono il cocktail per la riuscita di una giornata da vivere insieme.


L'ARRIVO, L'ACCOGLIENZA L'OSPITALITA'


L'EUCARESTIA (Centro vitale della Comunità Cristiana)



PRANZO (al sacco) ISCRIZIONI ALLA CACCIA AL TESORO




CACCIA AL TESORO PER LE VIE DEL QUARTIERE















LE PREMIAZIONI E LA FINE ...




APPUNTAMENTO A RADIORA 2010 ....

_____________Ave Maria___________

_____________Ave Maria___________
Questa preghiera è dedicata a ... ... ...

__SOSTEGNO DI CHI E' MALATO!__

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte.

Amen.